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«lo credo che il centro non possa essere liquidato così, nel silenzio... Anzi, il centro può rinascere come antidoto al grillismo che propone uno schema basato su democrazia diretta, assemblearismo, leadership con qualche tratto di eccesso di potere nella Rete. Invece, anche se oggi non va di moda, l'idea di una democrazia che procede per gradi, che vive di forze intermedie e si alimenta di elaborazione e di rappresentanza, tornerà a essere punto di riferimento per tutta quella parte del Paese che non si riconosce nel grillismo, inteso non solo come piattaforma politica ma come modo di stare al mondo. In altre parole, credo che il centro possa essere il punto di riferimento per chi non vede in Grillo l'elemento della novità ma vede come in lui il rischio della prepotenza». Il ragionamento di Marco Follini — senatore uscente del Pd che ha alle spalle un passato importante nella Dc e nell'Udc — ha un orizzonte strategico più che tattico. Perché, insiste Follini, «siamo in un'emergenza che non si risolve con soluzioni improvvisate...»: il Paese, a questo punto, è «fortemente disunito e il luogo naturale in cui ci si dà meglio da fare per avviare un'opera di ricucitura è quello che un tempo si chiamava il centro sinistra con il trattino. Quella formula che distingueva le due parti tenendole unite.
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"IL CENTRO PUO' RINASCERE MA DEVE SUPERARE MONTI E LE NOSTALGIE DC" |
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La crisi del Pd non è nella sua debolezza. È nell'illusione della sua forza. È nel ripiegamento verso quel partito-fortezza che ormai ha preso il posto del partito-paese che doveva essere e che ormai non è più. È nell'eccesso dello spirito di militanza che ha preso il posto di ogni visione di insieme, di ogni relazione con il resto del paese. Chi si occupa della crisi di governo, in queste ore, ha un solo assillo: rispecchiarsi negli umori della base. È una fondamentale regola politica, è ovvio. Ma se invece diventa la nebbia che avvolge l'incertezza strategica, non è più neppure una regola. È solo una coperta di Linus. Si cerca la salvezza perché si sente di aver già perso. Quantomeno, di aver perso ogni capacità di direzione. Un partito vero e proprio discute con i propri militanti. Non serve essere profeti, basta essere diligenti quadri politici. Io invece sento aleggiare intorno al Pd la tentazione di affidare all'aria che tira il compito di risolvere l'equazione politica più complessa di questi armi di vita repubblicana.
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