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Sito ufficiale del Senatore Follini
CORRIERE DELLA SERA LA RECENSIONE DI ALDO CAZZULLO A "LA NEBBIA DEL POTERE"

E' un manifesto antirenziano, il nuovo libro di Marco Follini: «La nebbia del potere», che Marsilio manda oggi in libreria. Non è un pamphlet contro la persona del nuovo presidente del Consiglio, che oltretutto è nominato una volta sola, accanto a Berlusconi e a Grillo (anche se in tutto il libro traspare lo scetticismo sul futuro di questo governo e del suo leader). È una professione di sfiducia verso leader che indulgono alla demagogia, preoccupati di compiacere l'opinione dominante, di non dire mai nulla che la mitica «gente» non voglia sentirsi dire. Ed è un atto di accusa contro un establishment e una classe dirigente, non solo politica, considerata complice dell'ascesa del nuovo capo e della deriva populista di un Paese inciti la politica non sa più né rappresentare, né decidere, né comandare. «Un certo tasso di demagogia — scrive Follini — è, per così dire, connaturato alla politica. Ma ora ne diventa la colonna sonora. La «gente» ha sem-pre ragione, e i potenti gliela devono riconoscere a gran voce. Il loro compito non è più quello di offrire visioni e prospettive. Più semplicemente, devono porgere uno specchio nel quale l'opinione pubblica si possa riflettere nella sua immediatezza». Il risultato è una «politica virtuale», che prescinde dalla realtà, dalle capacità, dalle competenze, che dà l'illusione di includere, mentre in realtà allontana. Si scrive il nome del premier sulla scheda, ma alla fine si scopre che l'Eletto conta e incide meno degli antichi e vituperati gruppi dirigenti. Si parla un linguaggio spiccio ai limiti della volgarità e della violenza, ma la democrazia è «immobilizzata e impoverita».

 

 

 

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DEMAGOGIA E POLITICA VIRTUALE

 
FOLLINI:" DA CASINI UNA RESA TRISTE, LO SCHEMA DEL'94 E' MORTO"

Gemelli democristiani, da anni non riescono a sincronizzarsi. Quando Marco Follini lascia il centro per il Pd, Pier Ferdinando Casini punta tutto sul Terzo polo. E quando il primo ritorna al centro, l'altro si appresta a consegnarsi a Berlusconi.

voi due siete la fotografia di un fallimento?

«Il centro oggi contempla le sue rovine e fa i conti con gli errori che abbiamo commesso. Siamo stati un esempio di prudenza e buone maniere, avremmo dovuto essere un fattore di novità. Correre qualche rischio. Quando i nostri padri fondarono la Dc a Camaldoli, nel 1943, non pensavano di avere mezzo secolo di governo davanti».

Mettiamola nel modo più brutale pos-sibile: Casini baratta una storia per una noltrona?

«Se fossi dentro un rapporto di complicità, userei anche parole più severe. Poiché però da diversi anni ho una certa distanza da lui, mi limito a dire che non so-no d'accordo».

Come definirebbe la mossa del leader Udc, allora?

«Una resa più triste che furba, anche perché avviene solo nel Vangelo che per il figliol prodigo si uccida il vitello grasso. In politica vigono regole meno generose».

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FOLLINI:" DA CASINI UNA RESA TRISTE, LO SCHEMA DEL'94 E' MORTO"

 

 

 

 
FOLLINI: CONTRO QUELLA LEGGE MI DIMISI

Caro Direttore, il senatore Calderoli insiste a voler propalare una sua leggenda. Quella secondo cui l'attuale legge elettorale, il Porcellum sarebbe figlia "di un ricatto di Follini e dell'Udc".

L0immaginazione del senagtore Calderoli è fervida e supera di qualche lunghezza la sua intelligenza politica. Ma c'è un limite alla mistificazione. Quel limite è rappresentato dai fatti. E i fatti sono questi.

Nella legislatura iniziata nel 2001 ho espresso a pià riprese la mia prefereza per una legge elettorale proporzionale. Ribadendo sempre che una buona legge avrebbe dovuto essere scritta a due mani tra la maggioranza e l'opposizione come si conviene nelle democrazie mature.

La legge scritta dal senatore Calderoli, e fatta propria con entusiasmo degno di miglior causa da tutto il centrodestra (di allora), stava al mio progetto come il film di Checco Zalone sta al Gattopardo di Visconti.

All'epoca lo dissi in tutte le salse. La riprova sta nel fatto che la legge fu approvata a Montecitorio il 15 ottobre del 2005 e io mi dimisi da segretario Udc il giorno dopo. Letteralmente il 16 ottobre.

 

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FOLLINI: CONTRO QUELLA LEGGE MI DIMISI

 

 

 

 

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