Skip to content
Filo Conduttore


CONFRONTO TRA NOVITA' FINTE E ANTICHITA' VERE

Sull'Italia moderata incombono i più svariati progetti politici. C’è quello di Pisanu, che vorrebbe un Pdl a sua immagine e somiglianza (difficile). C’è quello di Casini, che seppellisce la sua Udc e battezza un partito che sia (addirittura) “della nazione”. C’è quello di Alfano che annuncia “una novità politica mai vista prima” (nientepopodimeno). Un fervore di iniziative, annunci e proclami che fa pensare a un cantiere operoso. Dove però una parte significativa di questa operosità sembra essere quella di rubarsi a vicenda bandiere, parole d’ordine e - soprattutto - riflettori mediatici.
Cerchiamo allora di fissare un paletto. Che il destino della politica italiana sia la ricostruzione di un architrave, di una spina dorsale, di una convergenza, diciamo pure di una forma di centro, è un punto fermo. Il Paese, la sua economia, la sua stessa convivenza non reggono più il peso del bipolarismo e rivelano ogni giorno un dannato bisogno di intese e di mediazioni. Di consociazione, se la parola non spaventa.
La grande corsa al centro è nelle cose, ed è cominciata già da un bel pò. Essa può consistere nella riorganizzazione di un partitone moderato. Oppure nella convergenza tra i partiti del fu bipolarismo. Probabilmente avverranno tutte e due le cose, poiché quando una tendenza si fa moda trova sempre dalle nostre parti un discreto numero di imitatori - magari anche tra quelli meno titolati. Possiamo prevedere dunque che al crocevia di tutte queste manovre prenda forma alla fine un impasto tra la virtù del possibilismo democristiano e la magagna di un certo spirito trasformista. Come in fondo è (quasi) sempre capitato.
E tuttavia c’è modo e modo. Diciamo che se questa impresa deve riuscire, e se deve riuscire per il verso giusto, occorre che ricorrano certe condizioni. Occorre una coscienza. E occorrono, forse, alcuni pensieri. Noi ci troviamo infatti dentro uno scenario del tutto inedito. Ci assalgono da ogni dove le novità più epocali e sorprendenti - e forse per una volta l’enfasi non è fuori luogo. Abbiamo scoperto che possono fallire gli stati nazionali, ed era prima un pensiero solo astratto. Abbiamo visto saltare il nesso un tempo inesorabile tra democrazia, mercato e progresso. Quel nesso che la seconda guerra mondiale e poi la caduta del muro sembravano avere impresso a caratteri indelebili nella nostra civiltà. È cambiato radicalmente, fin quasi a capovolgersi, il rapporto tra spesa pubblica e consenso elettorale. Un rapporto che faceva parte della nostra stessa Costituzione materiale. E via elencando e salmodiando.
Un nuovo centro che non si misuri con questi argomenti, è evidente, va poco lontano.

Ma c’è di più. Quelli che si stanno cimentando nell’impresa non sono (non siamo) propriamente novizi. In questi anni nessuno di noi ha fatto la comparsa, e per quanto possiamo vantare di esserci opposti a certe derive portiamo anche noi sulle spalle il peso della piega non propriamente esaltante che la nostra vita pubblica ha preso da un ventennio (e più) a questa parte. Per questo non credo che giovi all’impresa quel continuo parlare sopra le righe, compiacente, celebrativo e perfino autoelogiativo con cui si cerca di corredarla.
Sia chiaro, a nessuno viene chiesto di cospargersi il capo di cenere, né di indossare il saio del penitente. Una nuova impresa politica dovrebbe essere gioiosa e ottimista quel tanto che i tempi consentono. Ma è chiaro anche che dalla cruna dell’ago di un processo davvero nuovo non può passare tutto il vecchio che pretende di essere immortalato. Non parlo tanto di nomi (che pure a volte sono un problema). Parlo di abitudini, di costumi, perfino di tentazioni. Parlo delle corti fin troppo ubbidienti. Parlo dei leader troppo poco abituati a considerare il dissenso, l’irriverenza, l’onestà intellettuale, la stessa indipendenza di pensiero come valori utili alla causa.
Cane vecchio non fa gioco nuovo, recita la saggezza popolare. Forse è davvero così. Ma il nostro problema è che di cani nuovi non ce ne sono moltissimi in circolazione. E allora ci viene da sperare che i cani più attempati siano ancora capaci di qualche guizzo di novità. Speranza esile, direte voi. Tanto più esile fino a quando la scena politica italiana si lascia riassumere nel duello tra novità finte e antichità vere, come s’è visto in questi ultimi giorni. Ma in fondo non così esile da cancellare l’attesa di una novità vera.
Infatti, il vento del Paese spinge da quella parte, e c’è da scommettere che prima o poi troverà un pertugio dal quale filtrare.

 


Ultimi Twitter

circa 2 giorni fa Le "ferie" di #Ingroia mi sembrano il tratto più illuminante della sua biografia politica
circa 3 giorni fa @MariaLatella Direi che il nemico più insidioso è l'inimicizia stessa. Anche in epoca post-democristiana
circa 3 giorni fa Il match di oggi tra #Brunetta e #Boldrini non fa bene alla politica. E forse neppure a quei due.

Pubblicazioni

Banner

Filo Conduttore

Banner